La domanda che ogni imprenditore dovrebbe porsi non è Perché migliorare, ma In che cosa e come migliorare. E' compito in primo luogo di chi ha responsabilità direzionali e manageriali indicare agli altri la via del miglioramento, affinché le aziende non vivano la crisi esistenziale del Faust di Goethe, che pronunciò la celebre frase: Non ho nulla da dire agli altri perché migliorino.

Si dice che la buona poesia, così come i poeti, si divida in due tipologie fondamentali: quella che ci lascia ammirati per la perfezione delle sue metriche (e sono questi i poeti che ammiriamo) e quella che parla direttamente al nostro cuore (e sono questi i poeti che amiamo).
Se dunque per poesia si intende l'armonica composizione di elementi strutturali, concetti, assonanze e sensazioni, anche il lavoro quotidiano, come pure la nostra vita, può diventare poesia e, allo stesso modo, può esserlo la vita in azienda.
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Il consulente, in tale ottica, potrebbe allora essere visto come colui che cerca di rendere armoniche delle forme primordiali.
Il risultato di una tale operazione potrà essere più o meno perfetto, più o meno personale, più o meno efficace e ciò, in gran parte, dipenderà dalla professionalità del consulente stesso, ma anche da quanto egli amerà il suo lavoro e quanto in profondità si sarà spinto nell'evidenziare il cuore pulsante dell'impresa che gli è stata affidata e che, anni addietro, un imprenditore aveva sognato e realizzato, costruendola poi, pezzo dopo pezzo, e legando ad essa la sua ed altre vite.
... e qualche volta ho visto quel che l'uomo ha sognato
Arthur Rimbaud, Il battello ebbro
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